Buster - Servizi Editoriali

Sandro Bonvissuto

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Come sei arrivato alla pubblicazione?

Non lo so, perché ho pubblicato una raccolta di racconti con un piccolissimo editore (che non ha avuto mai distribuzione), e poi è arrivata subito la telefonata dell’Einaudi; praticamente è stato come se mentre stai a giocà a pallone con gli amici al campetto della parrocchia ti chiamassero per andare a fare il provino con il Barcellona.

 

Hai lavorato con un editor? Che tipo di esperienza è stata?

Chiunque scriva lavora con i curatori della casa editrice perché nel mondo editoriale – industriale non è previsto che si possa fare diversamente. Per “Dentro” ho lavorato con tre editor, in momenti e quote diverse. Il lavoro più intenso però l’ho svolto con Evelina Santangelo (che è editor e autrice Einaudi); è stata questa un’esperienza straordinaria e molto intima, un pò come rimanere chiusi nell’ascensore con una persona per mesi, insomma qualcosa che anche degli scrittori come noi due fanno fatica a spiegare solo con le parole.

 

Ci sono state differenze tra la prima stesura e la versione stampata?

La storia di “Dentro” è una storia atipica, perché in pratica non c’è stato un vero e proprio manoscritto che abbia preceduto gli accordi editoriali; ho firmato il contratto per Einaudi senza libro perché la editor Dalia Oggero era convinta che io fossi uno scrittore. Quando poi abbiamo messo insieme l’indice del libro in realtà c’era un racconto solo realmente pronto (l’ultimo dei tre) che è stato giusto tirato a lucido per l’occasione. Il primo (il più lungo e il più importante), “Il giardino delle arance amare”, era ancora in cantiere; ho consegnato paragrafo per paragrafo, e complessivamente c’è stata solo la rimozione in blocco di un’area finale che non convinceva in fondo nessuno, nemmeno me, perchè stanca, retorica e tardiva. Si trattò di un paio di paragrafi, forse tre, sul resto c’è stata convergenza immediata e totale. Il racconto in mezzo “Il mio compagno di banco” ha avuto un’unica stesura, quella che poi è finita nel volume. L’ho scritto mentre le editor mi guardavano tutte, e aspettavano il lavoro per mandare in stampa il libro; un pò voyeuristico direi, ma alla fine anche questo episodio è risultato convincente.

 

Ti interessi anche del titolo e degli altri elementi accessori, come copertina e bandelle?

No, ho pensato “solo” alla scrittura e non sono intervenuto su nessuna di queste voci, anche perché non sono né un grafico, né un fotografo, né un recensore, né un revisore, né un curatore, né un dipendente della casa editrice; ho lasciato spazio alle editor, e mi sono limitato a dare opinioni nel momento in cui mi venivano richieste. Credo sia inutile interessarsi di cose nelle quali non si è competenti per pura megalomania, loro hanno fatto scelte extra scrittura infinitamente migliori di quelle che avrei saputo operare io, e il libro oggi mi piace così. Ho scritto e titolato i singoli racconti, il resto lo ha fatto il triumvirato (tutto al femminile) Dalia Oggero – Paola Gallo – Evelina Santangelo; quando lavori con gente del genere puoi permetterti il lusso di fare lo scrittore e basta.

 

Ultima domanda, la più difficile: un consiglio per farsi pubblicare da una casa editrice…

Gli editor sono completamente inevitabili nell’editoria industriale moderna, quindi, visto che stiamo parlando di un male necessario, dovete anticipare i tempi metabolizzando voi stessi la loro fastidiosa presenza; tra l’altro è possibile parlare solo con gli editor, visto che l’editore vero e proprio in pratica non esiste, o se esiste non si vede, insomma è una figura divina o mitica, per questo dovete (dovreste) cominciare a lavorare direttamente da subito con un editor, anche a costo di pagarlo voi stessi. Questo vi consentirà di predisporre un lavoro che, nella forma, sia già recepibile da un curatore di una casa editrice, basterà poi, perché sia pubblicato, che risulti valido anche nella sostanza (ma questa è tutta un’altra storia, e su questo nessun può aiutarvi). E poi, quando avrete finalmente un editor di riferimento, usatelo, anzi, perseguitatelo proprio, diventate voi un problema per lui, e non il contrario. Chiamatelo di giorno, di notte, di pomeriggio, di mattina, quando sta in vacanza al mare o in montagna, quando sta alle feste e ai premi, quando sta facendo l’amore, quando sta leggendo, mentre si fa la doccia: si deve pentire di essere il vostro editor. E confrontatevi, perché la presunzione dell’autore è l’unica delle variabili dell’universo libro sulla quale abbiamo il dovere (e il potere) di intervenire. Infine investite nei rapporti umani con i collaboratori editoriali, educate il vostro editor, costruitelo, e, se non esiste, inventatelo, e, una volta fatto questo, praticate duramente la monogamia; chi curerà il mio prossimo libro? Chi ha curato il precedente.

 

Sandro Bonvissuto (1970) vive a Roma. Fa il cameriere in un’osteria ed è laureato in filosofia. Alcuni suoi racconti sono stati raccolti in un libro (Nostalgia del vento, Amaranta editrice 2010) che per varie traversie non ha avuto distribuzione. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Dentro. È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013).